Outside The Box
Tutto inizia con un'idea.
-FREELANCE VS AGENZIA-
Adoravo lavorare in agenzia.
Ho sempre amato l’atmosfera che si respirava, le scadenze, l’aspettativa da soddisfare, lavorare in coppia e il supporto del team....
Era stimolante, formativo, intenso.
C’erano però anche dei contro. Ricordo ancora il mio primo giorno: entrata alle 9.30, uscita alle 00.35 -definitely- indimenticabile!
Il vantaggio dell’essere freelance è proprio la flessibilità. Di orari, di ritmi, di priorità.
Lo svantaggio dell’essere freelance è proprio la flessibilità. Di orari, di ritmi, di priorità.
Parliamoci chiaro, chi sceglie questo lavoro è un sostenitore della libertà: di espressione, di creazione, di esplorazione.
Non è propriamente un amante degli schemi, ma qualcuno abituato a pensare — e vivere — outside the box.
Questo non significa che in agenzia non si possa fare un lavoro eccellente, anzi.
Ci tengo però a riportare questo dato per me significativo: circa l’80% dei miei clienti arriva dopo un’esperienza in agenzia dove non si sono sentiti rappresentati pienamente.
Perchè?
Non perchè le agenzie lavorino male, anzi. Semplicemente hanno un approccio diverso che i brand, a volte, faticano a sentire come proprio.
Tempi di feedback più lunghi. Più passaggi anche per una minima modifica.
Call che si allungano, email che si moltiplicano e sembrano non trovare mai la luce infondo al tunnel.
Questo può tradursi in distanza.
Un brand ha bisogno invece di qualcosa di più semplice: un dialogo diretto, veloce, continuo.
Che risulta nel tempo un vantaggio per entrambi le parti: il freelance lavora in maniera più fluida e soddisfacente, il cliente si sente supportato ma soprattutto visto ed ascoltato.
È anche da questa esigenza che, nel tempo e attraverso le diverse collaborazioni, si è creata spesso per me una dinamica spontanea.
Progetto dopo progetto, alcune collaborazioni si sono trasformate in una rete stabile di professionisti freelance.
Dove si condivide visione, metodo e responsabilità.
Oggi, se il progetto lo richiede, coinvolgo la rete di partner di talento e di fiducia che ho costruito con l’esperienza.
Un approccio su misura: seguo i progetti in prima persona, costruendo ogni volta il team più adatto — che sia una collaborazione mirata o una squadra più ampia.
È la struttura che si definisce attorno al progetto.
Freelance non è solo una forma di lavoro.
È una forma di pensiero.
Free-thinker.
Free-shaper.
Free-maker.
E tu?
Are you living outside the box?
Creatività & Timing
“Wow, che fortuna fare il creativo: sarai sempre pieno di idee.
Dev’essere bellissimo.”
Hm, non è -sempre- propriamente così, anzi.
Del mestiere del creativo si parla spesso di ispirazione, ma raramente dei periodi di incubazione — creativa, sì.
Mi spiego meglio.
Quest’anno ho avuto il piacere di seguire un bellissimo progetto per Chiavi Genetiche (l’altra me studia Astrologia, Human Design e Chiavi Genetiche), durante il quale ho imparato veramente tanto sulla Creatività e il suo -necessario- periodo di incubazione.
Scopriamo di che si tratta.
Avete presente l’uovo ed il pulcino?
La Creatività funziona così: ha letteralmente un periodo di incubazione, durante il quale tu -covi- le tue idee, ma non sai con quali tempistiche verranno alla luce.
Durante questa fase è possibile vivere una sorta di malinconia, nostalgia e talvolta insoddisfazione.
In questi casi la cosa giusta è proprio non forzare, anzi.
La soluzione è stare lì con quella sensazione, mollando quella spasmodica ricerca delle idee.
Ciò che nessuno racconta del Processo Creativo è l’atto di resa fiduciosa verso qualcosa che non è ancora visibile né tangibile, ma che sentiamo la responsabilità istintiva di far nascere e portare alla luce.
L’idea è come un fiore spontaneo: non puoi forzarla, cresce dove vuole e quando vuole.
Ti sorprende quando meno te lo aspetti, nei momenti più ordinari — mentre lavi i piatti o sei sotto la doccia — eccola che arriva come un fulmine: l’intuizione geniale.
E quello che nessuno dice è proprio che spesso supera persino le tue aspettative, e funziona meglio di quella che cercavi!
Se ti sei sentito così è del tutto normale.
Sii gentile con le tue idee e i loro tempi.
Lascia che ti sorprendano: dopotutto, finché un uovo non si schiude, il suo potenziale resta invisibile, e nessuno sa davvero cosa sta nascendo.
L’INCUBAZIONE
“Wow, che fortuna fare il creativo: sarai sempre pieno di idee. Dev’essere bellissimo.”
Hm, non è -sempre- propriamente così, anzi.
Del mestiere del creativo si parla spesso di ispirazione, ma raramente dei periodi di incubazione — creativa, sì.
Mi spiego meglio.
Quest’anno ho avuto il piacere di seguire un bellissimo progetto per Chiavi Genetiche (l’altra me studia Astrologia, Human Design e Chiavi Genetiche), durante il quale ho imparato veramente tanto sulla Creatività e il suo -necessario- periodo di incubazione.
Scopriamo di che si tratta.
Avete presente l’uovo ed il pulcino?
La Creatività funziona così: ha letteralmente un periodo di incubazione, durante il quale tu -covi- le tue idee, ma non sai con quali tempistiche verranno alla luce.
Durante questa fase è possibile vivere una sorta di malinconia, nostalgia e talvolta insoddisfazione.
In questi casi la cosa giusta è proprio non forzare, anzi.
La soluzione è stare lì con quella sensazione, mollando quella spasmodica ricerca delle idee.
Ciò che nessuno racconta del Processo Creativo è l’atto di resa fiduciosa verso qualcosa che non è ancora visibile né tangibile, ma che sentiamo la responsabilità istintiva di far nascere e portare alla luce.
L’idea è come un fiore spontaneo: non puoi forzarla, cresce dove vuole e quando vuole.
Ti sorprende quando meno te lo aspetti, nei momenti più ordinari — mentre lavi i piatti o sei sotto la doccia — eccola che arriva come un fulmine: l’intuizione geniale.
E quello che nessuno dice è proprio che spesso supera persino le tue aspettative, e funziona meglio di quella che cercavi!
Se ti sei sentito così è del tutto normale.
Sii gentile con le tue idee e i loro tempi.
Lascia che ti sorprendano: dopotutto, finché un uovo non si schiude, il suo potenziale resta invisibile, e nessuno sa davvero cosa sta nascendo.
Art Director, Chi è
Tutto inizia con un'idea.
(CREATIVE) PROBLEM SOLVER
È -finalmente- arrivato il momento in cui rispondiamo al solito quizzone del
“ma che lavoro fai? quindi fai le foto? ah ma fai la grafica? o ti occupi di social media? wow, disegni pure?”
...
L’Art Director è una figura poliedrica, e appiccicargli una (sola) etichetta addosso è il più grande errore che si possa commettere.(...)
È qui per creare ordine nel caos.
L’Art Director guida il progetto verso una direzione precisa, facendo in modo che ogni elemento — visivo e non — sia coerente, e dialoghi con gli altri.Usa la creatività per raggiungere un obiettivo di comunicazione strategico: costruire la percezione di un brand, definirne il posizionamento, rafforzarne il valore, fidelizzare il target.
Ogni scelta estetica ha un perché. Ogni dettaglio è strategico.
E quindi, che fai?
Osservo le cose da un’altra prospettiva.
Accompagno i brand nella scoperta del loro potenziale, che spesso non è valorizzato.
Mostro loro come allineare la personalità del brand al servizio che portano, facendo sì che, come in uno specchio, vi si possano riconoscere e sentire a proprio agio.
Come?
Attraverso il Visual Design. Lascio che la loro personalità emerga naturalmente, onorandone i valori.
Mi diverto a tradurre idee ed emozioni in immagini, muovendomi tra Fotografia, Styling, Digital illustration e Personalizzazione di Progetti Grafici.
Quello che so è che da piccola volevo fare l’Artista, e ora faccio l’Art Director, che infondo Artista è.
Se è vero che i sogni son desideri...
La Pubblicità mi ha sempre affascinato, comunicare, sorprendere, con una sola immagine, un messaggio nascosto, due parole che l’una accanto all’altra prendono vita in un payoff che funziona, un colore che comunica uno stato d’animo... e se non è magia questa!
Credo che trasformare un’idea in qualcosa di tangibile sia davvero una forma di magia.
Blondie goes gold
REBRANDING MYSELF
Ho smesso di pubblicare.
Non per mancanza di idee.
Non per mancanza di lavoro.
Ma perché non mi riconoscevo più in ciò che stavo mostrando.
Per un anno sono rimasta in silenzio sui social.
Un silenzio che, all’inizio, faceva rumore.
Rumore di aspettative, di dubbi, di disallineamento.
Poi ho capito che non era spazio vuoto.
Era un processo necessario di ridefinizione.
Avevo bisogno di fare spazio.
Di togliere il superfluo.
Di capire che tipo di Art Director volevo essere — e soprattutto in quale identità visiva, in quale pelle, mi sentissi davvero a casa.
Così ho studiato, sperimentato, scartato.
Ho lasciato andare -con coraggio- ciò che funzionava ma non mi rappresentava più.
E lentamente è emersa una direzione più chiara. Più mia. Più coerente.
Avevo iniziato il mio di rebranding.
Oggi torno con un’identità visiva che mi somiglia.
Con un modo di fare Art Direction che non rincorre, ma costruisce.
Che interpreta, per distinguersi.
E forse questo è il vero lavoro creativo: non produrre continuamente, ma avere il coraggio di fermarsi e ascoltarsi finché non riconosci te stesso in ciò che crei.
Se anche tu stai attraversando un periodo di silenzio, non sei fermo, forse stai solo diventando più autentico.
È tempo di tornare, con una nuova direzione.
Trust the Process.

